Questo diario è il mio kif, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna e indulgo in rifrazioni e diffrazioni.
(Anais Nin)
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La linea editoriale di questo blog sono io. Quindi, può variare spesso e anche volentieri.




lunedì 28 maggio 2012

Pour parler (2)

Ecco: questo dovrebbe essere il senso di scrivere in un blog, non ci dovrebbero essere né vincitori né vinti, né bravi né meno bravi. 
Se usato bene internet è l'unico strumento in grado di abbattere ogni gerarchia e differenza sociale. 
Qui vale quello che si scrive, e ognuno sceglie di presentarsi nel modo che vuole, però è abbastanza logico che più ci si espone e più si rischia, e allora se proprio devo rischiare io preferisco farlo per un argomento socialmente utile.
Se devo aspettarmi la critica e il giudizio mi piacerebbe farlo parlando di politica, di religione, di schifezze che ci riguardano tipo lo scandalo che ha coinvolto il vaticano in questi ultimi giorni: scrivere per riportare alla luce le contraddizioni, i comportamenti subumani di chi per ruolo ed istituzione dovrebbe dare l'esempio e invece si comporta secondo la morale più conveniente, scrivere di chi crede a quelli che da duemila anni usano  una seduzione maligna per ottenere consensi che altrimenti non avrebbero, di chi si fa lobotomizzare da queste vanne marchi d'oltretevere che sono arrivate fino ai giorni nostri potendo contare sulla profonda ignoranza di chi non sa e non vuole guardare oltre la punta del suo naso o del suo cazzo.
E già che ci sono vorrei sommessamente dire che per quanto mi riguarda, non se ne dolga chi non la pensa nello stesso modo ma io detesto dal profondo del cuore gli esibizionisti: quelle persone che, a vent'anni quasi dall'avvento del web e degli strumenti che man mano ha messo a disposizione la Rete sono qui ancora ad esaltare se stessi/e salvo poi giustificarsi dicendo che non sono qui per sopperire a mancanze, assenze, insoddisfazioni personali eccetera. 
Non me ne fotte un cazzo di piacere a gente che, se io sparissi o morissi fra mezz'ora dopo meno di 24 ore non si ricorderebbe più di me. 
E, tolta qualche piccola eccezione questo mondo è così, io l'ho sperimentato benissimo quando ero nella piattaforma cosiddetta libera dove c'era gente che tutti i giorni, per anni e anche più e più volte al giorno veniva a farmi sorrisini, a scrivermi quanto fossi brava, intelligente, bella, l'amica sulla quale contare, la spalla su cui piangere sconforti di ogni genere, l'orecchio dentro il quale confidare quel segreto, la donna col marito più invidiato del web, quella che altre donne avrebbero voluto come vicina di casa, amica, madre, zia o sorella. 
Poi è bastato che quei figli di clienti di puttane decidessero che nel mio spazio si violasse ogni tipo di regola, che quel blog sparisse dalla circolazione per dimenticarsi del blog e anche di me.
Ecco perché, come scrivevo l'altro giorno è mera utopia pensare di mettere su casa in Rete, perché se da un lato quell'esperienza mi ha fatto male, ho sofferto per un'ingiustizia subita, ho pagato per colpe che non avevo commesso, dall'altro ho imparato che questo ambiente si può vivere con più leggerezza, imparando a fregarsene di quel che pensano gli altri, imparando a fare cose per se stessi e non per piacere a tutti i costi a tutti. 
Perché piacere a tutti non è affatto sintomo di successo per chi s'impone di dover piacere per forza  ma significa, per chi guarda, osserva, legge,  appiattimento, incapacità di scegliere, di capire cosa vale e cosa no. E questo modo di vedere le cose, anzi, di NON vederle, di non saperle vedere  si ripercuote inevitabilmente anche nelle cose della vita di sempre.
 Non ho mai creduto ai facili trasformismi, ecco perché penso che questo strumento amplifichi caratteristiche che già fanno parte di noi, non aggiusta, non migliora, casomai fa l'esatto contrario.
Io invece voglio continuare, finché posso, anche a farmi detestare.
E casomai ribattere con tutte le mie forze  che non lo merito, ma voglio lasciare agli altri la stessa libertà di cui usufruisco io ogni giorno, in primis, quella di poter continuare a guardare col giusto distacco un mondo composto ancora di troppa gente incapace di portare con sé quello che è davvero. 
Di portare qui anima, mente e cuore, ché se lo facesse davvero, se lo facessimo tutti, questo ambiente sarebbe una specie di paradiso anziché un luogo dove ci si scontra molto spesso per cose lontanissime dalla vita quotidiana.









Le strade del cuore

Ciò che sono, dentro, mi mette in crisi, perché mi sento inopportuna con il mio carattere e con il fatto di non riuscirmi ad adeguare al sistema, alle persone, ma non posso farci niente, e, sebbene la vita di ogni giorno obblighi un po' tutti a doversi adeguare, a limare asperità caratteriali, a dover scendere a compromessi spesso necessari al vivere e al convivere nei vari ambiti che ognuno di noi deve frequentare il mio essere, ciò che sono,  spinge di continuo per riportarmi sulla strada del cuore, della spontaneità, della naturalezza, gli unici luoghi dove mi sento davvero a mio agio.
Buongiorno, ho letto i vostri commenti nel post sulla vita e la morte, mi sono piaciuti tutti e vi ringrazio ma non ci torno, perché  la vita, continua.




Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.
Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.
Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.
Ogni via è soltanto una via.
Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla,
se è questo che vi suggerisce il cuore.

Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla,
non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione.
Vi avverto: osservate ogni strada attentamente e con calma.
Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.
Questa strada ha un cuore?

Tutte le strade sono eguali.
Non conducono in nessun posto.
Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.
Questa strada ha un cuore?
 E’ l’unico interrogativo che conta.
Se ce l’ha è una buona strada.
Se non ce l’ha, è da scartare.
(Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di don Juan - A Scuola dallo Stregone)


 



sabato 26 maggio 2012

Di vita, di morte e cose così

Confrontarsi con la morte è l'esercizio più difficile da fare. 
Però penso che sia quello più necessario da fare finché si è vivi perché la morte è l'evento al quale nessuno si può sottrarre.
Le esperienze possono aiutare a far metabolizzare ogni mancanza nel modo più opportuno.
Ad esempio, concludere un normale ciclo della vita è un privilegio per chi lo compie e per le persone che sono vicine alla persona che lascia questa terra che hanno avuto la fortuna di averla con sé il più possibile.
La tragedia accade quando la morte porta via persone ancora giovani, utili, in grado di dare ancora il loro contributo spesso necessario.
Gente di cui si sentirà molto di più di una mancanza fisica perché un'assenza, non esserci più significa, per chi resta, dover risolvere anche altri tipi di problemi, pratici, di vita quotidiana, di lavoro eccetera.
 Io invidio molto le culture di altri paesi, quelli dove la morte di una persona cara viene ricordata festeggiando, cimiteri che sembrano giardini pubblici dove la gente va a fare pic nic di sabato e domenica per sentirsi ancora vicina a chi non c'è più.
Il nostro paese, invece, è arretrato culturalmente in tutto, politica e chiesa sempre a riempirsi la bocca col significato della vita, sulla sua importanza salvo poi renderla praticamente impossibile a chi decide, da vero martire, di seguire tutte le regole imposte da una politica [di destra e di sinistra]  conservatrice, ipocrita, bigotta, vecchia e da una chiesa che c'insegna da duemila anni che il vero senso della vita consiste nella sofferenza e nel dolore,  e ce lo fa dire da un uomo ridicolo che galleggia in ricchezza e ori vestito come una vecchia puttana d'alto bordo.


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venerdì 25 maggio 2012

2012

Non sono superstiziosa;
non credo al destino infame;
non credo ai disegni divini;
non credo che l'anno bisestile sia sfortunato a prescindere: possono succedere cose meravigliose anche in quegli anni;
non credo che ognuno di noi sia artefice dei propri guai,  dolori e delle proprie gioie, felicità.
Però, maledizione dei Maya a parte, se quest'anno si togliesse dal cazzo anche prima dei 12 mesi regolamentari, ne sarei lieta.







Passional_Mente

E' vero: la malattia e la cura molto spesso si concentrano in un'unica persona. Ma, altrettanto spesso, chi avvelena poi non è provvisto dell'antidoto.

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Le grandi passioni sono malattie senza speranza.
Ciò che potrebbe guarirle, è proprio ciò che le rende pericolose.







(Le affinità elettive - Johann Wolfgang Goethe)