Ecco: questo dovrebbe essere il senso di scrivere in un blog, non ci dovrebbero essere né vincitori né vinti, né bravi né meno bravi.
Se usato bene internet è l'unico strumento in grado di abbattere ogni gerarchia e differenza sociale.
Qui vale quello che si scrive, e ognuno sceglie di presentarsi nel modo che vuole, però è abbastanza logico che più ci si espone e più si rischia, e allora se proprio devo rischiare io preferisco farlo per un argomento socialmente utile.
Se devo aspettarmi la critica e il giudizio mi piacerebbe farlo parlando di politica, di religione, di schifezze che ci riguardano tipo lo scandalo che ha coinvolto il vaticano in questi ultimi giorni: scrivere per riportare alla luce le contraddizioni, i comportamenti subumani di chi per ruolo ed istituzione dovrebbe dare l'esempio e invece si comporta secondo la morale più conveniente, scrivere di chi crede a quelli che da duemila anni usano una seduzione maligna per ottenere consensi che altrimenti non avrebbero, di chi si fa lobotomizzare da queste vanne marchi d'oltretevere che sono arrivate fino ai giorni nostri potendo contare sulla profonda ignoranza di chi non sa e non vuole guardare oltre la punta del suo naso o del suo cazzo.
E già che ci sono vorrei sommessamente dire che per quanto mi riguarda, non se ne dolga chi non la pensa nello stesso modo ma io detesto dal profondo del cuore gli esibizionisti: quelle persone che, a vent'anni quasi dall'avvento del web e degli strumenti che man mano ha messo a disposizione la Rete sono qui ancora ad esaltare se stessi/e salvo poi giustificarsi dicendo che non sono qui per sopperire a mancanze, assenze, insoddisfazioni personali eccetera.
Non me ne fotte un cazzo di piacere a gente che, se io sparissi o morissi fra mezz'ora dopo meno di 24 ore non si ricorderebbe più di me.
E, tolta qualche piccola eccezione questo mondo è così, io l'ho sperimentato benissimo quando ero nella piattaforma cosiddetta libera dove c'era gente che tutti i giorni, per anni e anche più e più volte al giorno veniva a farmi sorrisini, a scrivermi quanto fossi brava, intelligente, bella, l'amica sulla quale contare, la spalla su cui piangere sconforti di ogni genere, l'orecchio dentro il quale confidare quel segreto, la donna col marito più invidiato del web, quella che altre donne avrebbero voluto come vicina di casa, amica, madre, zia o sorella.
Poi è bastato che quei figli di clienti di puttane decidessero che nel mio spazio si violasse ogni tipo di regola, che quel blog sparisse dalla circolazione per dimenticarsi del blog e anche di me.
Ecco perché, come scrivevo l'altro giorno è mera utopia pensare di mettere su casa in Rete, perché se da un lato quell'esperienza mi ha fatto male, ho sofferto per un'ingiustizia subita, ho pagato per colpe che non avevo commesso, dall'altro ho imparato che questo ambiente si può vivere con più leggerezza, imparando a fregarsene di quel che pensano gli altri, imparando a fare cose per se stessi e non per piacere a tutti i costi a tutti.
Perché piacere a tutti non è affatto sintomo di successo per chi s'impone di dover piacere per forza ma significa, per chi guarda, osserva, legge, appiattimento, incapacità di scegliere, di capire cosa vale e cosa no. E questo modo di vedere le cose, anzi, di NON vederle, di non saperle vedere si ripercuote inevitabilmente anche nelle cose della vita di sempre.
Non ho mai creduto ai facili trasformismi, ecco perché penso che questo strumento amplifichi caratteristiche che già fanno parte di noi, non aggiusta, non migliora, casomai fa l'esatto contrario.
Io invece voglio continuare, finché posso, anche a farmi detestare.
E casomai ribattere con tutte le mie forze che non lo merito, ma voglio lasciare agli altri la stessa libertà di cui usufruisco io ogni giorno, in primis, quella di poter continuare a guardare col giusto distacco un mondo composto ancora di troppa gente incapace di portare con sé quello che è davvero.
Di portare qui anima, mente e cuore, ché se lo facesse davvero, se lo facessimo tutti, questo ambiente sarebbe una specie di paradiso anziché un luogo dove ci si scontra molto spesso per cose lontanissime dalla vita quotidiana.




